Esterno lato sud, foto di Dimitri Salvi

Territorio

Noi vogliamo rimanere in montagna, con la montagna, per dimostrare che non è affatto quel luogo marginale, isolato e povero di cultura che vogliono farci credere.

Ormai da anni assistiamo ad un processo sociale, economico e culturale di globalizzazione, dove predominano modelli che rendono i nostri gusti, i nostri desideri e il nostro stile di vita sempre più omologati. In questo contesto, la montagna - luogo in cui l’uomo si è sempre espresso nella propria individualità - è diventata un attore sempre più secondario.

Valle Imagna
La Valle Imagna è un piccolo territorio collocato tra la Valle Brembana e la provincia di Lecco. Situata nelle Prealpi Orobie Occidentali, è a forma di ellisse leggermente allungata e orientata a Nord-ovest rispetto alla città di Bergamo, da cui dista circa venticinque chilometri. Si estende per una superficie di centootto chilometri quadrati e Antonio Stoppani, nel suo Bel Paese, l’ha definita la più bella delle valli lombarde: un vaso di smeraldo istoriato ricoperto da un coperchio di zaffiro trasparente. Quassù la natura e il verde che la caratterizza nelle sue diverse e multiformi tonalità, qualcosa di simile a un quadro d’Irlanda, è ancora l’elemento paesistico predominante.

I circa quindicimila abitanti residenti sono distribuiti su dodici villaggi montani, situati per lo più tra i quattrocento e i millecento metri di altitudine, sui versanti all’interno della corona montana.
La geografia economica tradizionale ci presenta almeno quattro macro aree di riferimento: il versante orografico sinistro della valle (Rota, Locatello, Corna Imagna, Selino Alto, Berbenno, Capizzone), bene esposto a mezzogiorno, era caratterizzato dalla cultura agraria, ancora oggi visibile da interi versanti un tempo terrazzati con muretti a secco; il versante orografico destro della valle (Valsecca, Costa Imagna e Roncola), invece, poco soleggiato, non consentiva lo sfruttamento agrario del suolo e quindi quegli abitanti hanno sviluppato l’attività commerciale proiettata verso la piana lombarda (vendita di dolciumi, bottoni, formaggi e attrezzi agricoli e domestici); la zona di fondovalle, situata lungo il corso del torrente Imagna (Ponte Giurino, Selino Basso, Sant’Omobono Terme, Valsecca, Capizzone,…), ha dato origine a diverse attività artigianali, per la presenza di torni, magli, folli e mulini, azionati dalle grandi ruote idrauliche; infine l’area d’alta valle, sulle pendici del Resegone (Brumano, Fuipiano e parte alta di Locatello, Corna Imagna e Berbenno), sino ad occupare tutta la Costa del Palio, raggiungendo Pralongone e il Colle di San Pietro, ha accolto l’attività zootecnica dei bergamini transumanti. Questo assetto socio-economico, sedimentato nel corso di un millennio, improvvisamente è venuto meno nella seconda metà del secolo scorso, quando i fenomeni recenti dell’urbanizzazione, dell’industrializzazione e dell’emigrazione di massa hanno stravolto gli insediamenti umani e i luoghi della vita e del lavoro, provocando l’abbandono degli antichi mestieri, lo spopolamento delle aree di monte e, più in generale, uno scollamento mai visto prima tra la popolazione e il territorio, che improvvisamente è diventato un elemento estraneo.

Casa guardiano scomparsa
La struttura abitativa tradizionale è fondata su insediamenti umani polifunzionali organizzati per contrade sparse e villaggi. Ciascun insediamento è strutturato sul modulo ricorrente di stalla, fienile e casa contadina; seguono poi una serie di altri manufatti di piccola dimensione, come porcilaie, essiccatoi per le castagne, serragli, legnaie, stalòt de la lègna e de la fòia (semplici tettoie sostenute da pali per il ricovero della legna o del fogliame necessario per la lettiera delle mucche nella stalla), caselli (per la conservazione del latte, della panna e del burro).

I villaggi non sono il frutto dell’espansione di un unico centro abitato, ma piuttosto l’addizione di più contrade, ossia diversi raggruppamenti di edifici sparsi sui versanti e anche assai distanti gli uni dagli altri. Essi sono il prodotto di una lunga stagione di autonomie locali, che dal periodo tardo medioevale a tutto il secolo scorso, hanno rivendicato l’esercizio del potere locale, sia sul piano civile che religioso. Diversi edifici nelle contrade storiche risalgono al periodo medioevale, quando la Valle dipendeva dalla Pieve di Lemine e, prima ancora, era un possedimento del Vescovo di Bergamo, sul quale si estendevano i diritti anche dei conventi di Altino e Pontida. Con la formazione delle parrocchie e dei Comuni, che rispecchiano la geografia religiosa e politica attuale, dal 1400 alla fine del Settecento anche la valle diventa territorio di confine a occidente dello Stato di Terraferma di Venezia. Arnosto, la contrada situata a oltre mille metri di altitudine nel Comune di Fuipiano Vall Imagna, era sede di presidio confinario e sulle alture sono ancora visibili i terminù che indicavano il confine con lo Stato di Milano.

Prato del sole, Berbenno
Famiglia Costantino Locatelli
Famiglia Berizzi, nozze di diamante 1907

La popolazione primigenia della valle è quella degli Orobi, la tribù di origine celtica proveniente dall’Europa centrale che nel IV secolo a.C. colonizzò pacificamente le valli bergamasche, lecchesi e comasche, praticava l'allevamento bovino, sapeva lavorare il latte, produceva quindi formaggi e burro, ed era abile nell’agricoltura, soprattutto nella coltivazione dei cereali anche sui ripidi versanti di montagna, che iniziarono a sfruttare attraverso la costruzione di terrazzamenti con muri a secco, o cigli erbosi, e terrapieni. Quella popolazione si nutriva di latte, formaggi e di carni di tutti i tipi, soprattutto di maiale, sia fresca che salata (Strabone, Geografia Universale, IV, 4,3). In seguito, dal 200 a. C. anche Roma esercitò il suo dominio e, circa un secolo dopo, costruì il famoso Ponte della Regina, sulla strada regia che collegava Bergamo a Como, lambendo la fascia pedemontana della Valle Imagna.

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